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I MissoltiniI Missoltini sono la vera specialità gastronomica del Lario. Per diventare missoltini, gli agoni più pregiati, pescati nella tarda primavera su fondali sassosi, subiscono una complessa, quanto affascinante, lavorazione artigianale: vengono privati delle interiora, strofinati con sale, deposti in una marmitta, ancora con sale, e rivoltati ogni 12 ore. Dopo un paio di giorni vengono risciacquati, infilzati in uno spago ed essiccati all’aria aperta per alcuni giorni. Al temine vengono deposti in bidoncini di latta e pressati con l’uso di un peso.
° Esecuzione:
Preparare una polenta, lasciarla raffreddare e tagliarla a fette. Risciacquare i missoltini (due per commensale) in acqua tiepida con aceto per eliminare l’eccesso di sale. Presarli delicatamente con il batticarne e proli su una griglia o su una piastra in leggera inclinazione. Grigliare per pochi minuti. Con l’aiuto di un coltello, liberare i pesci dalle scaglie, deporli in un piatto di portata e cospargerli con prezzemolo tritato, aceto e olio. Servire insieme alle fette di polenta, anch’esse grigliate. |
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La Slinzega
La Slinzega è una piccola bresaola confezionata con i ritagli avanzati dalla lavorazione della bresaola classica. Paradossalmente, proprio dalle parti meno pregiate e meno costose derivano le Slinzeghe più saporite. La carne, sgrassata e mondata, salata a secco e posta a strati in contenitori e aromatizzata con alloro, ginepro, aglio e pepe. Dopo alcuni giorni, le Slinzeghe lavate e asciugate all’aria stagionano appese per un mese. Ottima gustata al naturale senza condimenti, ma accompagnata da un robusto vino Valtellinese. |
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Lo Scimudin
Fomagella tipica valtellinese, “lo scimudin” si distingue dagli altri formaggi della zona per la breve maturazione che richiede (3-4 settimane).E’ un formaggio a pasta cruda, con crosta sottile bianco giallastra. Il gusto, assai dolce e cremoso e l’aroma, particolarmente delicato, ne fanno un classico e appetitoso formaggio da tavola. |
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Le Mele
Oggi la Valtellina si è specializzata nella produzione delle mele, sviluppando a partire dagli anni ’50 una coltura intensiva che si estende per più di mille ettari. L’ambiente montano è propizio per le mele che divengono più profumate, colorite e gustose. La varietà coltivate sono le Red Delicious (rosse) e le Golden Delicious (gialle). |
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Il Violino
Dalla Valle Spluga alla bassa Val Chiavenna tutti conoscono il violino, una particolare specie di prosciutto di capra o pecora così denominato per singolare modo di affettarlo. Il suo sapore è tipico, ma ricorda molto la coppa stagionata. La facile digeribilità e il particolare aroma, data da aglio, vino rosso e bacche di ginepro, rendono il violino amatissimo dai buongustai. |
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Gli Sciatt
Gli Sciatt sono semplici frittelle ripiene di formaggio e derivano il loro nome dalla gobba creata dal ripieno che li rende simili agli sciatt, ossia rospi.
Ingredienti (dose per 6 persone):450g di farina di grano saraceno, 220g di farina bianca 00, 450g di formaggio Bitto o Valtellina casera, 30ml di grappa, acqua minerale, birra, sale e pepe, olio per friggere q.b.
Esecuzione: Dopo aver tagliato il formaggio a cubetti, lavorare gli ingredienti all’interno di una terrina fino ad ottenere una leggera pastella. Riscaldare abbondante olio in padella e friggere i cubetti di formaggio prima passati in pastella, nell’olio bollente. Friggere fino ad ottenere delle brignole di colore bruno e scolare su carta assorbente. Servire con insalatina di stagione. |
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I Pizzoccheri alla Valtellinese
Piatto simbolo della tradizione culinaria Valtellinese, i Pizzoccheri sono un ottimo piatto unico a base di grano saraceno, patate, verza e formaggio carena. In Valtellina si usa accompagnarli con ramolacci crudi intinti nel sale, ma possono essere abbinati anche a un’insalata od a una mousse di mele renette. Vini consigliati: Valtellina DOC, un Inferno o una Valgella DOC. |
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Le CatagneDi questi tempi le castagne stanno ritornando alla ribalta. Catanea sativa, è il nome botanico del castagno, di questo grande albero longevo originario del Mediterraneo e noto all'uomo da millenni. Sul Lago di Como è stato per centinaia di anni la principale fonte di carboidrati per gli abitanti, un cibo per poveri, ma straordinariamente nutriente e saporito. Era perciò chiamato anche l'albero del pane, ma con la sua legna ci si poteva anche riscaldare e forniva un buon materiale da costruzione (ci si facevano anche le botti). Con l'avanzare del "benessere" l'umile castagna fu messa da parte, resisteva solo qualche romantico caldarrostaio che girava d'inverno con il suo carrettino offrendo, avvolte in carta da giornale, le fumanti e gustose caldarroste. Pochi si avventurano alla raccolta nelle selve, lasciandole così ad un lento ma inesorabile abbandono. Da qualche anno però la tendenza si è capovolta e la castagna ritrova la sua dignità sulle tavole e non solo come semplice caldarrosta. La farina di castagne è tornata di moda, per il suo gusto diverso, e per il gusto della riscoperta del passato. |
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La PolentaTra i prodotti tipici del Lago di Como la Polenta è indubbiamente il più conosciuto e apprezzato. Per molti secoli il latte, le patate e la polenta sono stati alla base dell'alimentazione contadina: polenta e latte, patate cucinate in vari modi, pane e formaggio; pasta, riso e carne si vedevano sulle mense soltanto nei giorni di festa. Un'evoluzione molto apprezzato di questo piatto è la polenta taragna, preparata con burro e formaggio fuso. Ingredienti per 4 persone:Fate bollire in una pentola 2 l di acqua salata con un pizzico di sale grosso, mettete dentro 100 g di burro e versate la farina a pioggia, per non formare grumi, e fate cuocere, per circa 50 minuti, girando sempre con un cucchiaio di legno.
Appena cotta aggiungete il rimanente burro e il formaggio tagliato a cubetti (bitto della Valtellina va benissimo), girate per altri 10 minuti e rovesciatela su una tavola di legno.
Ottima se servita con salsicce e braciole di maiale alla griglia. |
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